La
peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia virale causata da un
coronavirus.
Da
più parti giungono notizie estremamente confuse circa la patologia che
sta creando situazioni di vero e proprio panico: superata la fase “panico”,
si passa ad una sorta di torpore che fa dire “Sono tutte storie, nessuno
ci capisce niente, siamo in attesa che capiti ancora (perché ricapiterà
puntualmente), elimineremo un altro gatto e così via…!”.
Questo atteggiamento mentale, pur
comprensibile, non aiuta a risolvere un problema di portata oramai gravosa
per tutti gli allevatori.
Scopo di questo articolo è di stabilire
alcuni punti fermi sulla questione analizzando la malattia nel dettaglio.
DIAGNOSI
La
diagnosi certa si ha solo con l’esame istologico dei tessuti degli organi
coinvolti nell’infezione.
I
test sierologici, fino ad oggi utilizzati, permettono di identificare
come positivi quegli animali che abbiano avuto movimento anticorpalo
in
seguito al contatto con i virus della famiglia
CORONAVIRIDAE (sono molti ed alcuni di essi non causano malattie
apparenti):
Va
detto, però, che i virus di questo gruppo possono “trasformarsi” per un
complesso meccanismo detto di “ricombinazione genetica” ed inoltre, con
la loro presenza, possono indebolire le difese immunitarie dell’animale
e renderlo più sensibile ad aggressioni da parte di virus più patogenei.
Le
difficoltà di interpretazione dei test positivi consiste dunque nel dare
risposte certe: positività non significa necessariamente malattia, salvo
presenza di sintomi già in atto, neppure in tempi lunghi, fermo restando
alcune ben precise condizioni.
VIE
DI TRASMISSIONE
Un
soggetto suscettibile piuò contrarre la FIP per via orale o respiratoria
venendo a contatto con feci, urine e materale infetto emesso dall’apparato
respiratorio di un animale infetto.
Il
virus può essere isolato dalle secrezioni respiratorie e dalle feci fino
a due settimane dopo l’infezione sperimentale, ma questa diffusione cessa
più o meno nel momento della comparsa dei sintomi.
Molti
gatti manifestano la malattia senza che sia possibile accertare il contatto
con un gatto malato; la spiegazione di questo fatto sarebbe rappresentata
dalla trasformazione in portatori, per mesi o per anni, si quei soggetti
che siano stati in grado di resistere all’attacco virale non sviluppando
la malattia.
Non è noto che cosa scateni una nuova eliminazione di virus, ma recentemente
è stata accertata la trasmissione sia in gravidanza, sia nella vita postatale
delle madri portatrici ai cuccioli, fatto precedentemente escluso, dei
quali solo alcuni si ammaleranno.
MECCANISMO
IMMUNITARIO
Dopo
l’iniziale replicazione nella mucosa gastroenterica si può avere l’infezione
sistemica quando il virus attacca i MACROFAGI (cellule specializzate
derivanti
dai MONOCITI, ossia dai globuli bianchi destinati a trasformarsi ed a
migrare localmente per attivare il sistema immunitario); nei macrofagi
si moltiplica dando viremia e conseguente disseminazione.
Questo
meccanismo di immunità cellulo-mediata è fondamentale; se di portata intensa
rende il soggetto resistente ed immune (sia pure non definitivamente),
al contrario invece, una debole risposta comporterà la comparsa della
malattia.
La
resistenza all’infezione dipende da più fattori:
· Virulenza del ceppo infettante
·
Carica virale (quantità di virus)
·
Età dei soggetti esposti
· Risposta immunitaria (efficienza
dei meccanismi difensivi che possono essere indeboliti dalle frequenti infezioni
opportuniste quali, ad esempio,
la Toxoplasmosi
· Vie di infezione
Della
capacità difensiva del sistema immunitario dipende la forma clinica manifestata
dalla FIP:
bassa
capacità difensiva forma essudativa
alta
capisciti difensiva > forma secca o paranchimatosa.
PERIODO
DI INCUBAZIONE
Il
periodo d’incubazione in fase sperimentale può durare da 2 a 14 giorni;
in fase naturale è molto variabile, comunque lungo, da 1 a 4 mesi.
DECORSO
Nell’infezione
naturale è piuttosto lungo, caratterizzato da una progressiva debilitazione,
anoressia, depressione, febbre (non costante), perdita di peso, disidratazione
ed anemia.
Questi
sintomi sono comuni alle due forme, essudativa, con versamento addominale
e/o toracico, e secca, senza versamento, spesso però coesistono entrambe
le forme nello stesso paziente.
L’esito
è costantemente mortale.
Personalmente
ho osservato un decorso piuttosto fulmineo con decesso spontaneo in un
lasso di tempo di circa un mese dai primi sintomi specifici di malessere
generale.
Sconsiglio
assolutamente di permettere una così inutile sofferenza quando si sia
certi della diagnosi.
TERAPIA
Sintomatica
e comunque palliativa.
E’
in corso una sperimentazione che pare dia risultati incoraggianti, ma
è prematuro affermare che esista una terapia efficace.
DIFFUSIONE
L’incidenza
nella popolazione felina mondiale è data inferiore all’ 1%.
Nelle
zone endemiche la malattia è sporadica con incidenza annuale non superiore
al 5-10%.
La
percentuale più alta dei casi (60/80%) si manifesta in forma essudativa,
anche se, personalmente, ritengo che la forma secca abbia incidenza maggiore
rispetto a quella ufficialmente accertata, a causa della complessità del
quadro clinico cui spesso si sovrappongono le già citate malattie opportunistiche,
ben più note e quindi date come casuali, anche perché spesso più rassicuranti.
I
soggetti più esposti a rischio di infezione sono quelli in giovane età,
dai 3 mesi ai 2-3 anni, benché nessuno sia realmente protetto.
PROFILASSI
La
profilassi vaccinale sperimentata negli USA ha dato risultati deludenti
esponendo addirittura a maggiori rischi di infezione i gatti.
Si
trattava di virus modificati vivi.
La
ricerca è attualmente orientata su virus inattivati, ma necessitando immunità cellulare,
il cammino si presenta estremamente impervio.
Un
passo essenziale è l’isolamento dei soggetti venuti a contatto con un
animale infetto da FIP per almeno 6 mesi: non si devono introdurre nuovi
soggetti, non si portano fuori i sospetti per nessuna ragione, tanto
meno
per esposizioni, si interrompono gli accoppiamenti, si applicano misure
igieniche severissimi comprese quelle riguardanti gli ectoparassiti come
le pulci (insetti ematofagi).
Il
virus della FIP, come tutti quelli della famiglia Coronaviridae, è poco
resistente ai comuni disinfestanti, come l’ammonio quaternario (lisoformio),
il calore o la formalina al 0,5%: ogni giorno un’accurata disinfezione
riduce la carica virale ed impedisce la ricombinazione genetica per il
semplice fatto che inattiva i virus.
CONCLUSIONE
E’
in fase di studio una metodica per la diagnosi precoce della FIP mediante
l’identificazione del virus nei macrofagi.
Se
questa metodica si presterà effettivamente ad individuare i malati in
fase terminale, quella di eliminazione virale, sarà possibile evitare
efficacemente la diffusione del contagio.
Una
cosa che tutti dovrebbero fare in questo senso è:
·
Screening periodico e sistematico dell’allevamento
·
Analisi della situazione immunologia dell’allevamento
·
In caso di positività isolamento per sei mesi
·
Evitare di lasciare uscire il gatto da casa, che può diffondere
ciò che noi abbiamo dentro le nostre mura, oppure portarci ciò che altri
hanno e non diranno sicuramente.
La
responsabilità è di tutti, e tutti dobbiamo comportarci nel modo più corretto
possibile per evitare di pagare un pesante tributo a questa terribile
malattia.
Dott.
Mauro Quattrini
Veterinario,
iscr. Albo GR 182
Via
Circ.ne Nord 78
Arcidosso
(GR) |